17 Maggio – Spookyman, tre anni di supporto al B.I.P.

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B.I.P. – Beni Immateriali Primari

venerdì 17 maggio 2013

ore 21:30

Centro notturno di accoglienza “Madre Teresa di Calcutta”

Via Assisi, 39 – Roma

Il penultimo appuntamento annuale di BIP – BENI IMMATERIALI PRIMARI, “L’arte non ha dimora”, il progetto culturale dell’Associazione di Promozione sociale La casa di cartone, vedrà sul palco l’amatissimo e affezionatissimo Spookyman.

Una serata di musica per ricucire i margini della società ed inglobare nuove politiche di accoglienza nei centri per persone senza dimora di Roma. Ad aprire le porte, questa volta, il centro notturno  “Madre Teresa di Calcutta”. Il circuito dell’assistenza, spesso, si occupa di fornire solamente beni primari di tipo materiale, ma reintegrare una persona che da tempo ha vissuto nell’invisibilità generale significa metterla anche in un contesto relazionale che promuova il dialogo e la conoscenza. Sulla scia della Notte dei senza dimora, appuntamento del 17 ottobre di ogni anno, La casa di cartone chiamerà artisti di ogni risma per offrire uno spettacolo di arte performativa a persone che vivono in uno stato temporaneo di disagio. La serata sarà, inoltre, aperta ad un pubblico interessato:  entrare in luoghi solitamente rimossi significa anche erodere un po’ del silenzio che circonda questi spazi.

La musica del one man band Giulio Allegretti, in arte SPOOKYMAN, che per il terzo anno consecutivo supporta le attività dell’associazione La casa di cartone, allieterà la serata.

Blues, country, latina, hawaijana, gitana, folk sono come cavalli che cavalca nelle sue creazioni rivisitando e attualizzando questi generi con una chiave totalmente personale che apre la porta di una stanza colma di strumenti musicali, tra cui banjo, campanelli, maracas e suoni sperimentali come una 24 ore, scatole di latta, che percuote a tempo utilizzando dei pedali mentre suona con le mani e canta.

La partecipazione alla serata è gratuita, ma su prenotazione scrivendo a info@lacasadicartone.it

La serata con Giulia Ananìa

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Con una grande grinta ed una musica coinvolgente, Giulia Ananìa si è esibita, questo mese, sul palco di B.I.P. per le persone senza dimora ospiti del centro di accoglienza Madre Teresa di Calcutta.

CLICCA QUI PER VEDERE TUTTE LE FOTO DELLA SERATA

Giulia Ananìa – da sanremo alla strada

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B.I.P. – “L’arte non ha dimora”

18 febbraio 2011

ore 21:30

Centro notturno di accoglienza “Madre Teresa di Calcutta”

Via Assisi, 39 – Roma

Ritorna l’appuntamento mensile con BIP – BENI IMMATERIALI PRIMARI“L’arte non ha dimora”, il progetto culturale dell’Associazione di Promozione sociale La casa di cartone. Una serata di musica per ricucire i margini della società ed inglobare nuove politiche di accoglienza nei centri per persone senza dimora di Roma. Un pubblico del tutto particolare: gli ospiti del centro notturno “Madre Teresa di Calcutta”.
Il circuito dell’assistenza, spesso, si occupa di fornire solamente beni primari di tipo materiale, ma reintegrare una persona che da tempo ha vissuto nell’invisibilità generale significa metterla anche in un contesto relazionale che promuova il dialogo e la conoscenza. Sulla scia della Notte dei senza dimora, appuntamento del 17 ottobre di ogni anno, La casa di cartone chiamerà artisti di ogni risma per offrire uno spettacolo di arte performativa a persone che vivono in uno stato temporaneo di disagio. La serata sarà, inoltre, aperta ad un pubblico interessato: entrare in luoghi solitamente rimossi significa anche erodere un po’ del silenzio che circonda questi spazi.

Sul palco di questa sera, Giulia Ananìa, cantautrice, nasce a Roma nel 1984. Le sue canzoni, con un lirismo cinematografico, raccontano di personaggi che intraprendono viaggi onirici, amori indecisi, sullo sfondo paesaggi urbani, l’Italia di oggi e di ieri. Con la musica popolare italiana nel cuore e l’amore per la scena indipendente americana, canta con voce graffiante e intensa.

Collabora trasversalmente con musicisti e con il teatro come autrice di testi e musiche. Nel 2005 ha pubblicato, inoltre, il libro di poesie \”Nessuno Bussa\” (Zone ed.) vincitore del prestigioso Premio Camaiore. Alcune sue poesie sono state tradotte e pubblicate in antologie letterarie messicane e spagnole.
Oltre 300 concerti nei migliori club, rassegne, teatri italiani, 3 tour tra Francia e Spagna.
Tra i riconoscimenti: vince il premio della critica al Festival di San Marino nel 2006, Premio Liberi Gruppi di Radio Popolare 2007, Finalista al Premio De Andrè 2007, Miglior Musica al Premio Augusto Daolio 2008, Premio Miglior Videoclip MArtelive 2010. Nel 2012 arriva al Festival Sanremo Sociale con la canzone “La mail che non ti ho scritto”.

La partecipazione alla serata è gratuita, ma su prenotazione scrivendo a info@lacasadicartone.it, oppure telefonando al 349-2668882.

Nina Monti e la sua musica cantautorale

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B.I.P. – “L’arte non ha dimora”

22 Marzo 2012
ore 21:30
Centro notturno di accoglienza “Madre Teresa di Calcutta”
Via Assisi, 39 – Roma

La musica e le parole di Nina Monti allieteranno la serata delle persone senza dimora, ospiti del centro di accoglienza Madre Teresa di Calcutta, domenica 17 marzo, dalle ore 21.30. La serata si inserisce nell’ambito della rassegna B.I.P., Beni Immateriali Primari, un progetto dell’Associazione La casa di cartone, al suo terzo anno di vita.

La cantautrice romana è figlia d’arte, suo padre, Maurizio Monti, è l’autore “storico” di Patty Pravo e di molti altri artisti italiani (Anna Oxa, Mina, Riccardo Cocciante…).

Ha anche esperienze d’attrice: con la compagnia teatrale del regista d’avanguardia Giuliano Vasilicò, recita ne “Il compimento dell’amore” di Robert Musil , ne “L’Amleto” shaekespeariano e in molti altri lavori improntati sull’improvvisazione, sulla danza e sul canto.

Sin da giovanissima suona in alcuni tra i più noti locali romani ed in importanti manifestazioni con band o da sola, con la sua chitarra acustica. Il suo ep “Tappezzeria” è arrangiato da Mario Guarini ( bassista di Claudio Baglioni) e Max Rosati (Teresa De Sio, Massimo Ranieri) è disponibile su iTunes e vede la presenza di un brano inedito cantato, e mai uscito sul mercato, da Patty Pravo negli anni 70, dal titolo “Improbabile Storia”.

La partecipazione alla serata è gratuita, ma su prenotazione scrivendo a info@lacasadicartone.it

B.I.P. è un piccolo progetto come piccolo è il suono che ricorda.

B.I.P. è l’inizio di un nuovo modo di sostenere le persone in difficoltà, come l’avviso che ti allerta che qualcosa sta accadendo.

Radiomondina, il folk e le foto

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A febbraio, al B.I.P., il folk di Radiomondina. Una gran bella serata con gli amici del centro di accoglienza Madre Teresa di Calcutta.

Il “dissuasore” e la morte del dialogo

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Digitando la parola dissuasore su un qualsiasi motore di ricerca non compare, come ci si potrebbe aspettare, una figura professionale di nuova generazione o una carica nella gerarchia mafiosa. Compare una serie di link che rimandano ad un prodotto molto particolare la cui definizione è la seguente:
“I dissuasori sono dispositivi stradali che vengono utilizzati per impedire il passaggio o la sosta ai veicoli”.

Poi scorrendo più giù le numerose pagine che il motore di ricerca ci propone si trovano anche dei “dissuasori per piccioni”, oltre che per altri animali. Ora, fermo restando che i primi si rivolgono agli umani, mentre i secondi no e che quindi i due tipi di dissuasori non sono interscambiabili andiamo ad esaminare la parola attraverso due chiavi di lettura: la prima è l’etimologia, la seconda il prodotto proposto.
Dissuasore viene da dissuadere, dove dis indica un’azione contraria, che allontana e suardère significa esortare, consigliare. Quindi, tirando le somme, dissuadere significa “consigliare il contrario” “esortare a far diversamente”. Il dissuasore diventa così colui che ti motiva a non fare una cosa . Ma per capire meglio questo aspetto è bene esaminare il contrario della parola dissuadere, che sarebbe “persuadere” e cioè: “indurre altrui con efficaci parole a credere o a fare chicchessia”. Quindi se esiste qualcuno che con efficaci parole ci può convincere fare o credere qualcosa, esisterà qualcun altro che con altrettante efficaci parole ci porterà a non fare o non credere quella stessa cosa.
Ma passiamo ai nostri prodotti. Il dissuasore è per lo più un palo o un dosso che impedisce di parcheggiare o di percorrere una strada velocemente. La domanda che sorge è la seguente: perché?
La risposta è semplice: perché lì la gente parcheggia e là la gente corre con le automobili.
Ma la mia era una domanda incompleta. La domanda intera è la seguente: perché il dissuasore convince a non parcheggiare o a non correre?
Ecco che la risposta, da semplice, diventa complessa. Il dissuasore non convince: impedisce! Allora significa che le parole impediscono? No! Il dissuasore, non parla, non usa parole efficaci, al contrario, usa il silenzio e tramite esso fa violenza. Il dissuasore non ti spiega perché qui tu non puoi parcheggiare o correre, il dissuasore crede che tu non possa o non voglia capire e quindi, tramite la sua solida forza ti impone la sua presenza dove potrebbe essere prevista la tua. Il dissuasore, strano a dirsi, non sa che esiste la possibilità del dialogo.
Ma è tutta colpa del dissuasore? Ovvio che no. Perché se in un posto è vietato correre, non dovrebbe esserci bisogno del dissuasore, eppure se muto e inamovibile ne troviamo uno, significa che le parole [vietato correre] non sono servite, non hanno persuaso. Così accade che ciò che viene detto con efficacia, diventa imposto con efficienza, ma, cosa più subdola, viene nascosto da una bella parola che lascia immaginare un confronto aperto.
Il dissuasore, per quanto monolitico e silenzioso, si evolve e diventa versatile, impara un suo linguaggio e declina il meglio [o il peggio] di sè in ogni ambito in cui la gente si rifiuta di capire. E capita che in alcune città il dissuasore diventi un archetto di metallo saldato sulle grate dei marciapiedi dove esce aria calda per impedire alle persone senza dimora di ripararsi lì durante le notti di gelo. Immaginate la scena: fa un freddo cane, l’aria è pungente, le mani si spaccano come fossero di carta pesta, il naso è insensibile, il sonno offusca ogni pensiero e da quel marciapiede esce del calore, dell’agognato calore. Immaginate di avvicinarvi alla grata, sporca, ma luminosa come un camino a casa di amici e di trovare una serie di archi di metallo posizionati in modo tale che sia impossibile sedersi o distendersi. Ecco che il dissuasore ha assolto il suo compito: ci ha spiegato che non è educato sdraiarsi a terra, per strada. Mi dispiace dirlo, ma il dissuasore ha ragione.
In una società in cui non si è più capaci di accogliere l’altro, in cui non si è capaci di spiegare che non si può parcheggiare un’automobile davanti ad una fontanella per l’acqua, che non si può correre a 150 km/h in una strada dove giocano i bambini è ovvio che non si può nemmeno spiegare che è incivile sdraiarsi per strada. Diventa logico far bramare il calore a chi ha freddo, così capisce, comprende che qui non ci si butta a terra. In una società dove “le parole efficaci” diventano monoliti di cemento non c’è da stupirsi se lo stesso metro si usa per l’inclusione sociale delle frange più deboli della popolazione. Quando le parole hanno perso di significato, solo la violenza, muta e sorda, riesce ad ottenere dei risultati e così da essere umani diventiamo piccioni che vanno dissuasi dal cagare in ogni dove…

Girolamo Grammatico

Clown Sociale – calendario

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Ecco pubblicato il calendario del primo corso base per la formazione di Clown Sociali a Roma:

È necessario iscriversi entro il 14 marzo 2013. Di seguito le date definitive:
- 15-16-17 Marzo;
- 5-6-7 Aprile;
- 12-13-14 Aprile;
- 26-27-28 Aprile.

Gli orari sono i seguenti:

Venerdì 15:00-19:00
Sabato e Domenica 9:00-13:00 / 15:00-19:00
Per chi viene da fuori Roma sono stati pensati dei pacchetti all inclusive comprensivi di corso, soggiorno e prima colazione presso l’Hotel Villa Pirandello. Per informazioni e prenotazioni: 320 7042460, oppure inviare una e-mail a info@freckles.it – www.freckles.it

A morte i poveri!

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Titolo: A morte i poveri!

Autore: Shumona Sinha

Edizione: Barbès

Anno di pubblicazione: 2011

Costo: 15 euro

Traduzione: Tommaso Gurrieri

“A morte i poveri!” è un libro attualissimo, dalla trama scarna, quasi un pretesto per poter raccontare ciò che si nasconde dietro il mistero delle migrazioni del terzo millennio. L’autrice, originaria di Calcutta, si trasferisce a Parigi e diventa un’interprete bengali negli uffici immigrazione. Si trova in questo modo ad essere il nodo di congiunzione tra le radici di una persona emigrante e il futuro francese di quella stessa persona. Shumona Shiva inizia a diventare l’ago della bilancia per molte persone come lei, ma diverse da lei. Come lei perchè straniere e disiderose di vivere in un paese con maggiori possibilità. Diverse da lei perchè prive di quel documento necessario per circolare liberamente in quella terra promessa ricca di aspettative.

Shumona ascolta. Ascolta e si fa carico dell’impensabile. Perchè non c’è solo il dolore della miseria dietro le storie dei richiedenti asilo. C’è anche la semplice ambizione, il  normale diritto ad una vita diversa, la voglia legittima di cambiamento. Ma non è così che funziona. Se vuoi essere accolto devi aver sofferto, devi essere stato perseguitato, discriminato, ferito.

Non è così per tutti, ovviamente. Ma per tutti vige il dover di pretendere il diritto ad una vita migliore.

Il libro diventa così un tumultuoso fiume di metafore costanti, ogni storia porta con se parole e immagini, narrazione e materia. La scrittura diventa carica di figure retoriche sofferte, incalza il lettore con una valanga di immagini e di stimoli sensoriali per raccontare sia il corpo che la mente di questi popoli in marcia verso futuri di dubbio benessere.

Shumona Sinha sembra abbia perso il posto di lavoro a causa di questo libro impietoso, crudo e privo di qualunque pietismo. Perchè dietro ogni storia c’è sempre di più di ciò che trapela dalle prime poche parole. A volte c’è il dramma di un conflitto, a volte l’arroganza maschilista di una cultura integralista. A volte il dolore inibisce altre volte diventa aggressivo e cieco.

Purtroppo il libro, per quanto meritevole ed unico nel suo genere, potrebbe essere poco reperibile perchè l’editore Barbès ha chiuso i battenti per dar vita all’indipendente Edizioni Clchy, di cui è fondatore proprio Tommaso Gurrieri che ha tradotto “A morte i poveri!”. Quindi il nostro invito è doppio: chi può prenda le ultime copie in circolazione del libro, che le Edizioni Clichy ne acquistino preso i diritti per una nuova ristmpa.

Che non si avveri la triste consolazione che Baudelaire canta nella sua poesia  da cui è tratto il titolo del libro “La morte del povero”, che la morte del libro e dei poveri non sia davvero l’ultima e unica speranza per una vita migliore!

Girolamo Grammatico

Anche a parole – di girolamo grammatico

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PDF - 930.5 kbIl magazine di Feantsa, nel numero invernale 2012/2013, pubblica un articolo a firma del nostro presidente.


Per leggere la rivista: Homeless in Europe: Looks Can Be Deceiving: Perceptions of Homelessness.


Qui di seguito trovare la traduzione italiana del nostro aricolo:

Anche a parole.
Dal linguaggio all’agire sociale

La parola è un’ombra dell’azione.
Democrito

La filosofia ha spesso riflettuto su come il linguaggio plasmi il mondo. Oggi potremmo affermare che gran parte del mondo si stia adattando alle nuove forme di comunicazione, ai nuovi linguaggi, seguendo un processo inverso. In questo processo il mezzo di comunicazione diviene centrale proponendo un tipo specifico di modalità comunicativa che a sua volta condiziona i messaggi e quindi i contenuti [vedi per esempio gli sms o gli status dei social network].
Nella relazione d’aiuto però – in riferimento al problema delle persone senza dimora – dobbiamo mantenere dei punti fermi e porre al centro del nostro comunicare il significato etimologico, la semantica e le intenzioni delle nostre parole, soprattutto i limiti di un linguaggio che diamo per scontato ricordando la grande lezione di Wittgenstein secondo il quale “I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo”. Cadere in miseria significa precipitare su un pianeta nuovo con un linguaggio sconosciuto. Parte di questo linguaggio viene ereditato e inizia a costruire la realtà e la percezione del proprio sé. Dobbiamo quindi partire dal presupposto che il linguaggio condizioni l’agire. Se volgiamo affrontare il disagio abitativo secondo prospettive nuove può venirci in soccorso quell’abitare il linguaggio di Derrida necessario ad abitare il mondo.
Altro presupposto utile alla nostra riflessione è considerare la “categoria” dei senza dimora un fenomeno prettamente metropolitano che si sta diffondendo secondo una logica a macchia di leopardo. Ragion per cui il nostro approccio riguarderà un fenomeno specifico all’interno di logiche comunicative determinate [cioè quelle dei servizi sociali delle città e dei media nazionali italiani].
Serve una riflessione sul linguaggio applicato ai contesti del disagio sociale, in special modo da parte dei media e dei giornalisti, oltre che dagli addetti ai lavori e da chi svolge mansioni legate al volontariato.
Partiamo dalla definizione di “senza dimora” che restituisce, alla persona indigente, un’immagine fondata su ciò che non possiede [la casa] piuttosto che su ciò che è [un soggetto con risorse da investire].
[continua a leggere: anche a parole]

[Un ringraziamento speciale a Mauro Striano e Suzannah Young]

B.I.P. 17 Febbraio: il folk di Radiomondina

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B.I.P. – “L’arte non ha dimora”
17 Gennaio 2012
ore 21:30
Centro notturno di accoglienza “Madre Teresa di Calcutta”
Via Assisi, 39 – Roma

Al secondo appuntamento annuale di B.I.P., Beni Immateriali Primari, gli ospiti del centro di accoglienza “Madre Teresa di Calcutta”, a febbraio, avranno l’onore di ascoltare le note e l’energia di Radiomondina.
Radiomondina è un progetto di Martina Drigo, antropologa e musicista dell’Agro Pontino. Dopo un passato punk, l’incontro con Giovanna Marini è determinante: viene folgorata dal canto contadino e sociale e da questa esperienza ne esce tramutata in una folk-riot-grrl.
Armata di chitarra e voce, Radiomondina intreccia storie di ordinaria lotta di ieri e di oggi, in un viaggio attraverso i canti di lavoro, resistenza, emigrazione che raccontano il nostro paese, un repertorio solo apparentemente “vintage”, e in realtà profondamente attuale.




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